Un'analisi critica del dogma dell'Assunzione di Maria, proclamato da Pio XII nel 1950, esaminando le sue basi storiche, scritturistiche e teologiche.

Nel 1950 si arriva anche alla proclamazione di Maria come assunta in cielo in anima e corpo. Conosciamo ormai la profonda devozione che Pio XII aveva per Maria. Questa dottrina risente della classica visione della persona umana come composta di anima e corpo separati e separabili; il corpo risorgerebbe alla fine dei tempi per riunirsi all’anima; per Maria tale resurrezione sarebbe stata anticipata. Si tratta di una visione che è stata comune nel medioevo e nell’età moderna, ma che è fortemente contestata dalle attuali antropologie, che hanno riscoperto il dato biblico della fondamentale unità dell’essere umano e della resurrezione del corpo in senso di permanenza dell’”io” e di accesso dell’intero essere umano a una vita di livello superiore, permeata dalla Spirito.

L’idea di una assunzione/dormizione di Maria non si trova nei testi canonici bensì in alcuni apocrifi.

Per questa dottrina la bolla di proclamazione del dogma, per l’esattezza il Munificentissimum Deus, riporta numerosi passi scritturistici, ma anche in questo caso si tratta di affermazioni generiche e arbitrariamente applicate a Maria. Ci fermiamo però ad analizzare 1Cor 15 di cui osserviamo tre cose: prima di tutto si parla della risurrezione di un corpo spirituale; poi del fatto che tale risurrezione è da attendersi per il futuro e infine che ciò vale per tutti, non si fa alcuna eccezione per Maria.

Quindi senza nessun fondamento nelle scritture e senza un reale approfondimento teologico, vengono attribuiti a Maria una serie di attributi impropri di cui a mio avviso il più colossale è “Regina del cielo”, quando lei stessa riteneva Dio re dei cieli e se stessa una povera donna “serva”, ovvero libera di ascoltare e di mettere in pratica l’insegnamento del suo Dio; è qui il caso di ricordare che quello di “Regina dei cieli” è uno dei titoli anticamente attribuito a numerose attività femminili e condannato nell’AT in almeno cinque versetti del profeta Geremia.

Vorrei prendere in esame l’Apocalisse di Giovanni, dal capitolo 12 al 21 Un ruolo di particolare rilievo è rivestito da una figura femminile, la donna rivestita di sole. Ap. 12,1ss.: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle”. L’interpretazione tradizionale attribuiva questo passo a Maria, ma studi più approfonditi hanno mostrato che si tratta di una figura simbolica femminile voluta dalla comunità giovannea per ripercorrere il cammino della salvezza, figura che può significare la chiesa, il popolo di Dio e anche Maria ma considerata come sua immagine. Penso ai primi capitoli della Genesi con l’annuncio della lotta perpetua tra la stirpe umana e il “serpente”, identificato con il drago in Ap.12, 9. Ricordiamo però che il serpente è una figura sia negativa per via ad esempio della tentazione, del culto della fertilità sia positiva, ovvero quel serpente innalzato da Mosè nel deserto raccontato in Numeri 21,4-9 che Gesù applica poi a se in Gv 3,14-15

Anche la simbologia delle stelle e della luna ci riporta a Genesi e alla storia di Israele, vestita di sole può significare anche la trasparenza della sua veste umana; La nostra mente accosta questa caratteristica a luminosità e splendore. Già Paolo invita i romani di rivestirsi di Cristo, ovvero di quell’armatura di Dio dando priorità al rivestirsi di amore per non cadere nell’inautenticità cristiana. E poi si parla di donna incinta che sta urlando per le doglie, il popolo di Dio partorisce il nuovo mondo, ma il “drago” se la prende con i figli di Dio, quelli che si sono messi alla sequela del Cristo; può riguardare Maria soltanto in quanto parte di questo popolo.

Il teologo don Franco Barbero afferma “Penso che Maria vive ora con Dio e non abbiamo bisogno di fantasie imperiali per riconoscere la sua fede in Dio. Le modalità della sua e nostra risurrezione stanno nelle mani di Dio. Ci affidiamo totalmente a Lui”. Ed è così che è necessario rivedere questo pensiero in ottica di dormizione, ovvero di morte corporale, ma non di morte dello spirito, dell’anima, proprio come avviene per tutti gli esseri umani.

++Stefano