Un'analisi critica della proposta di definire Maria corredentrice e mediatrice, confrontando le affermazioni della Lumen Gentium con il messaggio biblico. Si esplora la figura storica di Maria, liberandola da idealizzazioni dogmatiche per riscoprirne la reale grandezza umana e il ruolo nel racconto evangelico.

E ora arriviamo al tasto più dolente. Alcuni cattolici romani chiedono che Maria venga definita corredentrice, ovvero come la con-causa della salvezza insieme al Cristo. 

La frase che troviamo nella Lumen Gentium 56 "Maria cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza" va letta alla luce della precedente "non fu strumento meramente passivo nelle mani di Dio"; ma è evidente che nessuno che voglia mettersi alla sequela di Cristo lo fa in maniera passiva. Come del resto la stessa Lumen gentium afferma al numero 62: "Ciò però [la cooperazione di Maria] va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore”. Attenzione unico mediatore tra l’uomo e Dio quindi fuori madonne e fuori santi vari. “Nessuna creatura infatti può mai essere paragonata col Verbo incarnato e redentore. Ma come il sacerdozio di Cristo è in vari modi partecipato, tanto dai sacri ministri, quanto dal popolo fedele, e come l'unica bontà di Dio è realmente diffusa in vari modi nelle creature, così anche l'unica mediazione del Redentore non esclude, bensì suscita nelle creature una varia cooperazione partecipata da un'unica fonte".

La salvezza delle creature umane dipende infatti ed esclusivamente dall’iniziativa, dalla volontà di Dio stesso, come esplicitato in Gv 3,16: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”. Si ritiene dunque non potersi affermare che Maria sia “causa di salvezza”, in quanto si negherebbe l’amore e il disegno di Dio nel solo Gesù Cristo, poiché è Dio a perdonare il peccatore mentre egli peccatore lo è ancora (Rm 5,6-8 1Gv 4,9-10).

Si noti che in Gv 20,20.27 Gesù compare con i segni della morte subita per noi, il Risorto rimane anche nell'eternità il Crocifisso per noi. Nella tradizione giovannea (1Gv 2,1) Gesù è chiamato nostro avvocato presso il Padre.

Nella storia della chiesa, Gesù oltre a essere colui che ci ha amato fino alla morte purtroppo è diventato anche il giudice implacabile, quello dei grandi dipinti dove scaglia all’inferno i dannati, magari trattenuto dalla Madre che assume il ruolo della grazia perché impietosita dai peccatori.

Nel NT lo Spirito rimane l’avvocato per antonomasia che è una pessima traduzione effettuata perchè dà l’idea del giudizio. Il verbo greco da cui deriva paraclêto è paraklitos con participio dal valore passivo: colui che è stato chiamato per essere vicino, affianco, per cui è l’avvocato perché ci difende dal mondo e ci dà le parole con cui rispondere al mondo. Si preferisce comunque Consolatore come traduzione.

Sempre nella L.G. 62 leggiamo: "La beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di avvocata, ausiliatrice, soccorritrice, Mediatrice". E con gli stessi titoli viene invocata in talune preghiere (Salve Regina, avvocata nostra) o in molteplici canti popolari. Il ruolo di avvocato, però, nel NT compete soltanto allo Spirito.

Chi celebra la “Madonna” (la “mia Signora” di trobadorica memoria) come la regina del cielo, un essere divino e irraggiungibile, le sottrae quella grandezza umana che sfolgora nel Magnificat e inconsapevolmente la sostituisce a Dio.

La proposta di smantellare l’immagine con cui si è dipinta Maria di Nazareth e la voglia ormai di molti di riscoprirla sotto l’aspetto biblico è sicuramente una minaccia alle autorità ecclesiastiche di alcune chiese. La certezza di una giovane donna, una ragazza-madre adolescente, incinta, spaventata, una ragazza che nella debolezza cerca il conforto e l’aiuto di un’altra donna, può sovvertire le favolette e le fantasie di alcune chiese degli ultimi secoli e soprattutto inizia a valorizzare e a cambiare positivamente la cultura sulla donna. Al centro del racconto evangelico non ci sta una ‘signora bianca più della luna, più splendente del sole, stella più luminosa rispetto alle altre, incoronata di dodici stelle, con il manto del colore blu/azzurro del cielo”. Niente di tutto ciò!

Nelle Scritture si parla di una bambina/ragazzina che vive in un territorio occupato dai colonizzatori e che lotta contro i soprusi, per la sopravvivenza e la dignità, per la sua emancipazione e la sua libertà. 

Maria, quella donna che in libertà ha detto il suo sì a Dio, fidandosi di Dio, invece viene oltraggiata, esaltata e divinizzata, e in questa enfasi ormai popolare viene oscurato il messaggio del “Magnificat” e il suo ruolo di donna impegnata alla sequela di Dio e di Cristo.


++Stefano