Un'analisi critica del dogma dell'Immacolata Concezione di Maria, proclamato nel 1854 da Pio IX, esaminando le sue basi storiche, teologiche e scritturistiche, nonché le implicazioni dottrinali e sociali.
Secondo questo dogma, Maria sarebbe l’unica persona umana della storia a non essere stata macchiata dal peccato nel suo concepimento e a non poter essere tentata dal peccato.
Storicamente questo dogma è stato proclamato da Pio IX soltanto nel 1854; discusse ne sono ancora le motivazioni. è probabile che sia stato pensato come un tentativo di avallare la dottrina dell’infallibilità papale cui già si stava lavorando e che sarebbe stata sancita dal Concilio Vaticano I: con questa iniziativa il vescovo di Roma mostrava di aver già di fatto applicato la sua autorità suprema in materia dottrinale. Considerando globalmente il pensiero di Pio IX, si può anche ipotizzare che con questo dogma che esalta in maniera eccezionale la figura di Maria nella sua lettura tradizionale di madre, casalinga e donna sottomessa, si sia voluto porre un argine ai movimenti di liberazione delle donne che stavano prendendo piede in quel periodo.
Nessun testo evangelico avvalora però questo dogma; l’enciclica presenta svariate reminiscenze alcune delle quali assolutamente generiche ed estranee alla figura storica di Maria (come il riferimento all’arca o alla sposa del Cantico) o addirittura inadatte a Maria (come il parallelo tra lei e la Sapienza pre-esistente). Affrontiamo quelle più precise:
- Gn 3,15 l’enciclica intende l’espressione “essa ti schiaccerà la testa” come riferito a Maria, mentre nel testo ebraico la discendenza zerach è maschile ed è seguito da un pronome dichiaratamente maschile “egli” che si riferisce quindi non alla donna, ma alla sua discendenza
- In Lc 1,28 Maria viene definita kecharitômenê, tradizionalmente tradotto con piena di grazia, ma si tratta di un participio perfetto passivo che di conseguenza significa “tu che hai trovato grazia - favorita dalla grazia”. Quindi non si tratta della concezione immacolata; si tratta di un saluto, certo, ma che richiama il grido di gioia e di liberazione usato dai profeti dell’AT nei confronti del popolo liberato da Dio; tutte le persone alle quali nella Bibbia ebraica Dio affida una particolare vocazione sono destinatarie di una specifica benedizione. Il concetto lo troviamo anche in Efesini 1,6 dove si afferma come tutti coloro che ricevono la grazia di Dio, siano altamente favoriti. Figuratevi una fanciulla di dodici anni che incontra un signore in mezzo alla strada che gli parla in questo modo.
- In Lc 1,41.44 si dice che il bambino udendo il saluto di Maria sussulta in grembo a Elisabetta; tradizionalmente si ritiene che egli esulti perchè liberato dal peccato originale, ma il testo dice soltanto che esulta di gioia.
- Uno dei riferimenti più frequenti è il Cantico dei Cantici, ma qui la bellezza della donna è quella di una persona pienamente consapevole della propria sessualità e del proprio desiderio, infatti è lei che va a trovare l’amato e una volta trovatolo prende l’iniziativa dell’atto amoroso.
Pensate che persino il cardinale Bellarmino il 31 agosto 1617 scriveva a Paolo V: "Nelle Scritture non abbiamo niente su questo punto".
Sul dogma dell’Immacolata si è espresso negativamente anche il teologo cattolico romano Tissa Balasurya, che in uno dei suoi scritti afferma: «Questa Maria “immacolata” ha bisogno di essere liberata, per essere veramente umana. Ciò è necessario per comprendere la sua vita, le sue lotte e le sue angosce. Altrimenti avremmo una sorta di Maria disidratata, una che non può sentire altra attrattiva se non verso il bene».
++Stefano