Scopri la vera figura di Maria di Nazaret alla luce delle Scritture e della ricerca teologica. Un'analisi storica e biblica che sfata miti e tradizioni popolari.

Oggi vorrei riscoprire insieme a voi la figura di Maria di Nazaret che in questi secoli di storia della chiesa ha subito una distorsione della verità storica anche sulla possibile vita di questa donna ebrea. Le tradizioni popolari e la chiesa cattolico romana in Italia hanno descritto Maria in mille modi diversi arrivando persino a glorificarla usando riti, preghiere e suppliche. I termini di “Nostra Signora” e “Regina del Cielo” erano quelli attribuiti a divinità femminili pagane e la pietà popolare spinta dalle autorità ecclesiastiche è riuscita a rendere onori divini a questa povera donna, fino a esaltarla per grazie, miracoli e apparizioni e a disegnarla in infinite immagini e dipinti. 

Maria diventa secondo questa credenza la mediatrice di grazia tra il Dio dell’AT e i figli di Dio. Ma ricordiamo che nelle Scritture è espresso a chiare lettere che l’unico mediatore tra Dio e gli uomini è Cristo Gesù e ciò è scritto a chiare lettere in Paolo, nelle deuteropaoline e in Atti. Ma non scordiamoci la dichiarazione di Cristo stesso “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” in Gv 14, 6b.

La ricerca mariologica da parte di teologi e teologhe autorevoli nel campo ha documentato che la credenza in varie divinità procedono di pari passo per equilibrare con elementi materni quelli di un Dio iracondo e vendicativo.

L'influenza della mariologia tradizionale tende a mantenere in alcune chiese il predominio maschile se non addirittura maschilista. Pensiamo alla classica presentazione di Dio come Padre e di Maria come Madre; ma poiché Dio si colloca a un livello superiore a Maria, come la stessa catechesi espone, ne risulta nel rapporto/relazione uomo-donna un’immagine in cui la donna/Madre è sottomessa all’uomo/Padre.

L’immagine di Maria dipinta in secoli di storia svaluta la sessualità femminile, esaltando la verginità, associando la vera femminilità con la maternità o con la verginità e valorizzando l’obbedienza e la sottomissione come virtù proprie delle donne. La figura di Maria spesso viene svilita nell'illustrarla soltanto come una servetta umile e una madre paziente e sofferente, pronta al sacrificio nel silenzio e persino esaltata con queste caratteristiche creando una figura di riferimento da proporre alle donne, un modello che però non sarà mai raggiunto. Perchè? Perchè il modello di Maria viene disegnato come irraggiungibile rischiando di dare il via a un’infinità di casi di sfruttamento e sottomissione della donna stessa. Attenzione però che questo modello non è stato “imposto” solo da alcune chiese cattoliche, in quanto anche musulmani hanno questa tendenza a dipingere Maria come vergine. La sura numero 19 del Corano è dedicata interamente a Maria, soprannominata Maryam il cui significato sembra essere "la divina". Ma è stata attestata anche la nascita verginale di Gesù in quattro sure del Corano. L'esempio più antico si riscontra forse nella sura 23, 50, che rientra nel primo periodo della proclamazione di Muḥammad (Maometto per intenderci) alla Mecca. Nel Corano non si cita il nome del messaggero di Dio che porta a Maria l’annuncio della nascita di suo figlio, per cui la tradizione islamica lo identifica come fanno i Vangeli con la figura di un certo Gabriele. In entrambe le tradizioni quindi si parla della verginità di Maria, anche se per i Vangeli sono possibili interpretazioni simboliche. 

Già la Chiesa indivisa del primo secolo e successivamente altre chiese come quelle cattoliche e ortodosse in seguito hanno presentato Maria con una serie di dogmi:

  • maternità divina
  • verginità prima, durante e dopo la nascita di Gesù
  • immacolata concezione
  • assunzione al cielo
  • da alcuni settori cattolico romani si chiede la proclamazione di una sua corredenzione

Se focalizziamo la nostra attenzione sulla verginità, bisogna prima di tutto considerare che per la maggior parte degli esegeti i cosiddetti “racconti dell’infanzia di Gesù” hanno carattere midrashico. Se qualcuno non ha mai sentito questa parola allora dovremmo spiegare “Che cos’è il Midrash?” è la parola che deriva da darash che vuol dire investigare, ricercare. Corrisponde ai vocaboli italiani: commento, interpretazione. Per andare al nocciolo, si tratta di narrazioni che prendono spunto dalla Scrittura, ma la ampliano, adattando la storia e plasmando scene e personaggi alla ricerca del significato teologico che si nasconde dietro tanti fatti apparentemente banali, con il fine di rispondere alla domanda: cosa mi dice Dio con questo brano? Questo modo di fare teologia è simile all’approccio della moderna teologia narrativa e ci porta a non considerare se i fatti sono successi davvero, proprio come per le parabole, le poesie o i 'racconti dottrinali'.

Iniziamo a sfogliare il Vangelo, prendendo in esame il brano evangelico di Lc 1, 26-29 l’angelo è senza dubbio il messaggero di YHWH e Maria è l’unica persona di origini oscure. Vi è un termine greco Parthenos che viene tradotto erroneamente con vergine, perché indica una ragazza o fanciulla, una promessa sposa. 

Alcuni potrebbero dire. eh ma quel “Non conosco uomo” che è presente in Luca? Il verbo ginôskô tradotto con conoscere significa che non avendo rapporti coniugali non può avere un figlio. E se ci facciamo caso possiamo notare che sia in Matteo sia in Luca, il messaggero di Dio non indica il tempo del concepimento. Le fonti storico antropologiche confermano che il fidanzamento in Palestina era molto impegnativo rispetto al modo in cui concepiamo oggi questo rapporto, questa relazione; sembra che almeno in certe zone i rapporti tra “fidanzati” fossero accettati, e gli eventuali figli legittimi; del resto la verginità non era e non è di certo ritenuta un valore di per sé. Potrebbe essere anche il caso di Maria. 

Se prendiamo Mt 1,25 è chiara l’assenza di rapporti con un uomo, anche se non viene detto nulla sulla parte dopo la nascita del Cristo. La cosa certa è che nei racconti, Gesù ha una madre umana perché è veramente uomo e figlio del suo tempo e della sua terra, Israele. Viene da porci una domanda: Perché questo Gesù viene dipinto solo come figlio di Maria, tralasciando e mettendo in secondo piano Giuseppe? Dall’antropologia ebraica sappiamo che è dalla madre che derivava e deriva tuttora l’appartenenza al popolo ebraico. Dal padre vengono invece l’autorità e l’insegnamento; ecco perché Gesù non può avere padre umano perché sarà lui a insegnare una nuova forma di umanità e avere autorità su di essa.

Allora la domanda che sorge spontanea è: Ma perché Gesù deve essere pienamente uomo perchè figlio di Maria e nel frattempo “figlio di Dio”? Per rispondere a questa domanda dovremmo risalire alle teorie del docetismo e dell’adozionismo, secondo le quali non era concepibile che in Gesù potessero convivere contemporaneamente sia la natura umana sia quella divina. Perchè? perché per il pensiero gnostico (di cui queste teorie partecipano) corporeità e divinità sono contrapposte e rappresentano il male e il bene. Di conseguenza Cristo non poteva avere un reale corpo umano, ma soltanto un corpo apparente, oppure essere esclusivamente umano e transitoriamente “abitato” dalla divinità.

Si realizza in Gesù ancora una volta il miracolo della vita, ovvero quel riconoscere nella natura i segni di Dio, una vita nuova in grazia di Dio, voluta e benedetta da Dio. è in Gesù che Dio si incarna, come in ognuno di noi, ovvero come espresso in Genesi, ogni uomo è a immagine e somiglianza di Dio. L’essere umano infatti viene posto nel mondo come un segno evidente e tangibile di Dio, un segno che rende Dio presente su questa terra. Ciò che fa di un essere umano l’immagine di Dio non è il corpo ma l’essere umano che rende presente Dio nel mondo.

Gli studi teologici sull’idea della verginità di Maria prendono due strade diverse. Entrambe riconoscono il miracolo nell’Incarnazione del Verbo, ma alcuni ritengono che essa sia avvenuta per un atto con cui Dio senza la partecipazione di un uomo abbia creato la vita di Gesù nel ventre di Maria, gli altri ritengono che il miracolo si sia realizzato all’interno delle normali leggi del concepimento umano. In entrambi i casi, e contrariamente alla tradizione che poneva la donna sottomessa all’uomo, Maria è la diretta destinataria del messaggio di Dio, sceglie come padrona di se stessa e sceglie di aprirsi agli altri e a Dio per manifestare e rendere visibile Dio con la sua stessa vita, come d’altronde siamo chiamati a fare noi cristiani mettendoci alla sequela del Cristo.

La teologa cattolica Heinemann scrisse: "Originariamente il cristianesimo non conosceva l'idea della verginità di Maria. La vergine Maria ha fatto ingresso nell'edificio della fede cristiana passando, per così dire, per vie traverse, vale a dire attraverso i pagani e i cristiani di origine pagana. Nell'ambito dell'ebraismo non si trova nessuna delle immagini descritte sopra: idee del genere rimasero estranee all'ebraismo e ai primi cristiani di origine ebrea. I cristiani di origine ebrea non credevano a un concepimento verginale”.

++Stefano